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BASTA BALLE
De Magistris, davanti ai suoi fans accalcati a Palazzo San Giacomo, fa il gesto dell'ombrello

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L’amministrazione De Magistris verrà ricordata non tanto per i suoi successi sbandierati ed irrealistici, quanto per la violenza verbale e mimica del sindaco (basti rammentare l’ormai epico “Renzi, ti devi cacare sotto”, il gesto dell’ombrello da Palazzo San Giacomo appena rieletto e l’altrettanto famoso “Dovete starmi vicino perché quelli sono una chiavica”) e per il numero infinito di promesse mancate.
Tra le tante promesse non mantenute da cui siamo stati sommersi in questi drammatici cinque anni e pochi mesi, ci piace riportare alla luce le quattro più eclatanti:
1) “differenziata al 70% entro sei mesi”: ormai è sotto gli occhi di tutti l’evidenza di questa mostruosità; a distanza di oltre cinque anni, siamo talmente lontani dal raggiungimento di questo traguardo “ambizioso” (per non usare altri termini) da essere lontani finanche dal 30% ed essere invece prossimi a multe salatissime dall’Unione Europea;
2) “mai più grandi eventi” con espresso riferimento al concerto di Elton John costato 700.000 euro. Da allora abbiamo avuto: due edizioni dell’America’s Cup farlocca (costata decine e decine di milioni di euro, con l’eredità della devastazione della scogliera e della Cassa Armonica), due tappe della Coppa Davis (costi indiretti mai comunicati), la partenza di un Giro d’Italia (800.000 euro oltre gli enormi costi indiretti), una serie infinita di concerti musicali (basti ricordare Ligabue, Laura Pausini e Bruce Springsteen tra tutti), 4 edizioni del Pizza Village, 2 edizioni del Bufala Fest, Dolce & Gabbana, eccetera eccetera;
3) “uscita dal piano di riequilibrio finanziario entro aprile 2016”: il Comune ha oggi debiti mostruosi, manterrà inalterato il livello massimo di tributi per altri 7 anni, ha portato ANM, ASIA e ABC alla canna del gas, continua a tagliare le spese indispensabili (una fra tutte l’assistenza ai disabili) senza rinunciare a quelle effimere o voluttuarie (compreso il costo esorbitante e inutile degli “staffisti” assunti con generosità e lauti stipendi), il suo bilancio è nel mirino della Corte dei Conti, insomma è un disastro finanziario forse senza precedenti;
4) “il sacrificio per la chiusura del lungomare in occasione delle regate America’s Cup World Series durerà un mese, poi tutto ritornerà come prima”: sapete fin troppo bene che non è stato mai più riaperto, e solo il crollo di un palazzo ha obbligato l’Amministrazione ad un parziale dietrofront su due tratti di Via Caracciolo.
Parliamo della promessa numero 4. Nel 2012, forte dell’appoggio di una indefinita “moltitudine di persone”, il Comune commissionò al Dipartimento di Progettazione Urbana e Urbanistica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II (il cui referente era l’arch. Carmine Piscopo), con il beneplacito della Giunta, una “ricerca progettuale finalizzata alla valorizzazione delle risorse del paesaggio attraverso la rigenerazione di un tratto significativo della linea di costa della città di Napoli”. Semplificando, si trattava di progettare lo stravolgimento di Via Partenope e Via Caracciolo per renderne definitivamente irrevocabile la pedonalizzazione, da un lato commercializzandola e dall’altro consegnandola a pizzaioli, ristoratori e organizzatori di manifestazioni d’ogni genere (il cui deus ex machina, giova ricordarlo, è Claudio De Magistris, fratello del sindaco, “volontario a titolo gratuito” e nel contempo ufficialmente detentore di ZERO redditi per almeno due anni solari di dichiarazioni presentate all’Agenzia delle Entrate).
Poco dopo, l’arch. Luigi De Falco, all’epoca assessore all’Urbanistica, fu sostituito dallo stesso arch. Carmine Piscopo, che da quel momento si interessò personalmente di portare avanti il progetto che lui stesso aveva redatto quando era all’Università. Se questo non è un conflitto di interessi, è comunque un comportamento eticamente deprecabile.
Negli ultimi 3-4 anni, De Magistris e Piscopo non hanno fatto altro che magnificare la bontà di questo “ambizioso” progetto, a loro dire approvato dalla Soprintendenza e finanziato con fondi europei o regionali (si è parlato di 21 milioni per il solo tratto di Via Partenope). Tra parentesi, va detto che la città NULLA ha mai saputo in dettaglio di questo progetto, oltre a vedere qualche modesta e incommentabile fotografia di un fantomatico rendering sviluppato dal Comune stesso. Se poi questo progetto sia stato discusso con i pizzaioli a loro presumibile uso e consumo, questo non ci è dato sapere.
In ogni caso, lo scorso anno il duo annunciò solennemente che i lavori sarebbero partiti in autunno. Poi si è passati all’annuncio per l’inverno scorso. Infine l’ultima promessa ci garantiva che a settembre di quest’anno si sarebbe messa mano. Per nostra fortuna, fino ad oggi non abbiamo visto neanche un geometra con la rollina intento a prendere le misure.
La cosa più sorprendente, tuttavia, la apprendiamo solo oggi da La Repubblica a pag. IV, dove leggiamo testualmente: “I fondi per il lungomare rappresentano una richiesta del Comune di Napoli, ma non rientrano nei progetti finanziati”. Nella stessa pagina, De Magistris replica: “De Luca quei fondi li ha garantiti a me tre volte davanti ai testimoni. Si può cambiare idea ma va detto”.
Ora, a prescindere dai testimoni, che sono indispensabili per un omicidio, una rapina o un matrimonio, ma non si possono invocare quando si tratta di impegnare decine di milioni di euro di fondi pubblici (per i quali occorre burocraticamente l’apposizione di centinaia di firme e non certo qualche promessa spicciola elargita durante un buffet o un concerto al San Carlo), davvero restiamo sbalorditi dinanzi alla leggerezza con cui De Magistris rilascia dichiarazioni a nostro avviso avventate e non suffragate neanche da un tovagliolo di carta con una firma, per pura megalomania.
A questo punto, non ci resta che spalancare gli occhi e controllare passo per passo tutte le attività che potrebbero preludere all’apertura di cantieri senza uno straccio di autorizzazione e senza un centesimo in cassa. Inutile poi parlare di riqualificazione o, peggio, pedonalizzazione da Largo Sermoneta in avanti: siamo pronti a piantare le tende ed accamparci davanti agli chalet per impedire qualsiasi blitz dell’Amministrazione, che dovrà ritenersi avvisata.

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