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DISASTRO NAPOLI
La locandina del convegno

DISASTRO NAPOLI

Ieri, 27 luglio 2017, all’Università Pegaso in Piazza Trieste e Trento si è tenuta un’interessante conferenza dal titolo “Napoli: e se i conti non tornano?”, cui abbiamo assistito.
Valeria Valente, indicata per l’introduzione, e Matteo Orfini, per le conclusioni, non sono intervenuti perché trattenuti a Roma dalle votazioni in Parlamento.
Molto apprezzabili, in particolare, gli interventi di Luigi Marattin, consigliere economico presso la Presidenza del Consiglio, di Riccardo Realfonzo, docente universitario di economia politica ed ex assessore al bilancio in due consiliature (Jervolino e De Magistris) e dell’avvocato Gaetano Brancaccio.
Ci limitiamo in quest’articolo a riportarvi sinteticamente i punti evidenziati dai relatori che ci sono apparsi fondamentali:
– De Magistris ha ultimamente data per scontata l’approvazione della sua proposta di spalmare il piano di riequilibro finanziario (impropriamente ma comunemente definito “predissesto”) su 30 anni anziché 10 come concordato ex lege; Marattin ha smentito seccamente l’ipotesi, precisando che è l’unica proposta pervenuta dai Comuni che il Ministero ha bocciato senza appello;
– De Magistris ha trovato nel 2011 un deficit di bilancio di circa 850 milioni; il deficit è stato interamente ripianato con l’adesione al piano di riequilibrio e la contestuale erogazione di circa 1,4 miliardi dal Governo centrale. Nonostante il fiume di denaro ricevuto, al 31.12.2016 il deficit “ufficiale” supera 1,9 miliardi ma oggi è più probabilmente prossimo a 2,3 miliardi di euro;
– l’esercizio corrente si è chiuso con 174 milioni di attivo; tuttavia, l’utile è solo virtuale, in quanto il Comune ha attinto per ben 430 milioni ai fondi vincolati, che devono in ogni modo essere recuperati;
– in tutto il dopoguerra, l’Amministrazione non è mai ricorsa alle anticipazioni di cassa (in parole povere, significa andare in rosso sul conto corrente); al 31.12.2016, risultano 52 milioni di anticipo di cassa, caso unico nella storia di Napoli;
– la capacità di riscossione dei crediti di quest’Amministrazione oggi è lontana anche dal 50% contro il 74% di Torino e il 61% di Bari, per cui è costantemente a corto di liquidità; in pratica, per ogni 100 debitori per TARI o IMU, 60 non pagano. Va aggiunto che dal 2013 detta capacità è leggermente migliorata rispetto al passato ma solo in apparenza, ovvero solo grazie alle aliquote di imposta portate ai massimi di legge;
– il piano di riequilibrio finanziario non è stato rispettato in quanto si reggeva principalmente su due requisiti: riscossione crediti e vendite del patrimonio immobiliare; come detto, la prima è deficitaria e le seconde sono al palo, non si è venduto praticamente nulla perché Napoli Servizi non è in grado di espletare l’incarico, come espressamente chiarito dalla stessa partecipata in un documento riservato ed inviato all’Amministrazione;
– il patrimonio immobiliare del Comune dato a reddito (ERP) rende il 7,25%. In pratica, più o meno per ogni 100 immobili concessi in fitto, 93 inquilini non pagano un centesimo;
– la riscossione delle multe è di circa il 20% rispetto all’elevato. In pratica, ogni 100 multe elevate, 80 restano impagate pur essendo riportate in bilancio come già riscosse. Da qui si comprende con evidenza il disastro di un bilancio completamente falsato nelle cifre;
– il Ministero competente fissa per gli Enti Locali 10 parametri da rispettare; se 5 di questi non vengono rispettati, l’Ente va commissariato. Il Comune da due anni dichiara esplicitamente di non rispettare 5 parametri, e non si comprende il motivo per cui non sia stato ancora commissariato.
Ultima notazione che aggiungiamo noi. Ormai da circa 2 anni tutti i creditori, comprese le aziende controllate da Palazzo San Giacomo, di fronte all’insolvenza del Comune stanno cedendo le fatture alle Banche.
Non riteniamo necessario aggiungere granché a questi freddi numeri, la cui catastrofica evidenza di per sé dovrebbe obbligare la Corte dei Conti ed il Ministero a dichiarare il dissesto ed a commissariare la Giunta De Magistris.

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