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LA GRANDE MENZOGNA

LA GRANDE MENZOGNA

In questi giorni, stiamo assistendo alla grande menzogna dei presunti danni che provocherebbe il dissesto del Comune di Napoli. Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli prova a spiegare sinteticamente quanto ci sia di errato.
Innanzitutto vanno ripetuti per l’ennesima volta alcuni concetti fondamentali:
– quando si insediò la Giunta De Magistris, non poteva ignorare l’esistenza di un disavanzo di 850 milioni e di un debito di 1,5 miliardi ereditati dalle precedenti consiliature;
– il sindaco De Magistris, anziché dichiarare il dissesto ripartendo da zero, preferì ricorrere alla sopraggiunta legge sul riequilibrio finanziario, ricevendo dallo Stato e dalla Cassa Depositi e Prestiti oltre 1,5 miliardi di euro grazie ai quali, tra il 2014 e il 2015, furono quasi interamente risanate le casse comunali distribuendo i debiti nei 10 anni successivi ma nel contempo innalzando tutte le aliquote e le imposte ai massimi consentiti;
– i benefici della manovra tuttavia sono durati lo spazio di un mattino. A fine 2017 il Comune, non avendo ottemperato a nessuna delle condizioni imposte da Roma (in particolare, alienazione del patrimonio immobiliare per 600 milioni – 60 milioni l’anno – e riscossione puntuale di tariffe, multe e sanzioni), si è ritrovato con un disavanzo immutato (850 milioni), con un debito esploso fino a 2,5 miliardi e impossibilitato ad onorare i suoi debiti.
Frattanto, sono fallite Bagnolifutura, Napoli Sociale e le Terme di Agnano, l’ANM e il CAAN hanno chiesto il concordato preventivo (anticamera del fallimento), l’ASIA è in condizioni disperate e ABC, unica partecipata in attivo, è stata sconquassata.
Ancora. Nel frattempo, è “emerso” (termine fuori luogo) un debito pregresso di un centinaio di milioni contratto dalle amministrazioni precedenti – inutile spiegare come sia nato – che il Comune si è colpevolmente “dimenticato” di inserire in bilancio e che ha prodotto il pignoramento dei fondi liquidi.
Ancora. La Corte dei Conti, dopo pluriennali tentativi di ottenere dal Comune prove concrete di un’inversione di rotta, ha finalmente capito, per esperienza, che con questa gestione non esistono margini di miglioramento e il 7 marzo ha posto Palazzo San Giacomo di fronte alle sue responsabilità con prescrizioni molto dure.
Apriti cielo! Il signor De Magistris ha incominciato a sparare pallettoni in ogni direzione, minacciando una vera e propria rivolta “politica” (ma quanto “solo” politica?) avverso l’ipotesi del dissesto e vantando di contro i mirabolanti successi della sua gestione. Quali, non ci è dato sapere, se si escludono le aperture di pizzerie e baretti in ogni angolo della città.
Ma quali sarebbero le conseguenze della dichiarazione di dissesto? Vediamo le principali:
1) il Comune potrebbe essere sottoposto al commissariamento;
2) a partire dal 2019, verrebbero impedite spese non programmate e tassativamente vietata la contrazione di debiti fuori bilancio;
3) impedite nuove assunzioni;
4) aliquote e tariffe ai massimi di legge per 5 anni;
5) taglio del 30% agli emolumenti;
6) se fossero riconosciute responsabilità personali degli amministratori, agli stessi sarebbe vietata per 10 anni la candidatura a qualsiasi carica in enti pubblici (Comuni, Regioni, Parlamento italiano ed europeo).
Ribattiamo:
1) sarebbe anche ora di togliere il potere a chi in questi 7 anni ci ha amministrato in maniera così catastrofica;
2) sarebbe anche ora di finirla con debiti stranamente “imprevisti”;
3) tra Comune e partecipate, abbiamo oltre 18.000 dipendenti, uno ogni 54 abitanti, una follia dal costo insostenibile per la collettività;
4) già oggi le aliquote e le tariffe sono ai massimi per i prossimi 15 anni.
E la replica ai punti 5 e 6 combacia perfettamente con il terrore di quest’Amministrazione: 5) perdere i vergognosi privilegi di cui gode portando a casa stipendi da 100-150-170 mila euro annui e 6) andare a casa senza alcuna possibilità e capacità di fare altro.
Infine, anche i millantati danni per l’economia napoletana sono tutti da dimostrare. Una marea di aziende ed aziendine, creditrici del Comune per centinaia di milioni, si sono cautelate cedendo i loro crediti alle banche ed alle società di factoring. Quindi saranno queste ultime a rimanere con il cerino in mano.
Capite dunque i motivi di questa “grande menzogna”?

P.S. Per chi desiderasse approfondire ulteriormente l’argomento, può leggere quest’interessante opinione del professor Orazio Abbamonte, pubblicata sul Roma di oggi 12.2.2018.

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