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L’ODIO PER CHIAJA
I baretti di Chiaja (foto di Napolitan.it)

L’ODIO PER CHIAJA

N’Albero è andato. Brutto o bello che sia, si vedrà. Ora, però, parliamo di cose serie, a Chiaia Posillipo; ben al di là dell’ultima diatriba ambientale. Ed è giusto partire dall’ultimo episodio di violenza urbana ai “baretti” di Via Bisignano. Risse e feriti già ci sono stati. Se continua così, prima o poi ci scappa il morto. E’ la statistica, non allarmismo.
Il tema vero è che la destinazione socio-economica del lungomare, dell’area di Mergellina, del litorale di Bagnoli, delle viuzze della movida a Chiaja, a area di intrattenimento notturno, di ristorazione affaccio mare e di vero e proprio struscio continuo con annesso fast food all’aperto, cui si danno continue occasioni, ha stravolto la vivibilità e la mobilità nel quartiere. Nel fine settimana, raggiungere la propria abitazione o uscirne esige una pianificazione strategica; e non solo muoversi nel quartiere, ma uscirne o rientrarvi è impresa improba per i flussi di traffico impazziti sul lungomare; neanche aggirabili salendo la collina e muovendosi su via Manzoni, a sua volta intasata del traffico tra e per il Vomero. Aggiungici la cronica labilità dei trasporti pubblici, e chi vive a Chiaja Posillipo non ha più diritto alla mobilità. Si vive rintanati in casa, e andare a riprendersi un figliolo all’uscita di un cinema al centro è una via crucis.
Anche il riposo notturno è negato ai rintanati. Da Mergellina a Chiaja ormai non si dorme più. Personalmente mi sono perfino stancato di chiamare i carabinieri per far smettere di sparare botti e musica a tutto volume alle 2 di notte, non solo il fine settimana, ma tutti i giorni dell’anno in cui ci sia buon tempo.
Ormai siamo costretti a sperare che piova dalle 21 in poi, perché i barbari della disco music sparata da baracchini di ristoro, da auto, da locali, o i semplici schiamazzanti – in questo sono umani – preferiscono non bagnarsi. Aggiungi che il territorio, tutto, è in mano agli abusivi di sostegno all’economia del lungomare, il cui commercio è facile presumere abbia in media le stesse infiltrazioni del resto della città. Se decidi di non consegnarti al parcheggio abusivo, e trovi posto nei parcheggi autorizzati, sei oggetto di un’altra estorsione, legalizzata: 4 euro in media a ora di sosta. Per due persone che decidano di offrirsi un cinema c’è un ricarico di venti euro in aggiunta ai 15 del cinema e ai 30/40 di una pizza. Una serata al centro, nel proprio quartiere!, costa il 30% in più. Se opti per il taxi, se lo trovi, tra andata e ritorno il ricarico raddoppia. Presumere che a Chiaja Posillipo ci siano solo ricconi che possono permettersi questo e altro è sbagliato; e anche se così fosse, e non è, è ad ogni modo politicamente immorale che un cittadino che paghi le tasse, che sia in regola e pratichi tutte le possibili forme di legalità richieste dal civismo, debba vivere esposto a tutto questo. O comunque cui rendere la vita difficile a ogni pié sospinto perché ha la colpa di vivere a Chiaja Posillipo. Non è possibile pagare questo dazio.
Insomma la situazione è seria. I nervi sono a fior di pelle e anche un albero del cavolo è un casus belli, come si è dimostrato. Questo è il punto. Forse è il caso che l’amministrazione ci faccia mente locale, per la sua dignità amministrativa innanzi tutto, e non se ne esca con una tiritera su popolo e borghesia. Facciamo sommessamente notare che ormai c’è un popolaccio che di marginalità economica non soffre affatto, e in questo andazzo ci sguazza alla grande. La marginalità sociale ed economica è la prima cui accudire da parte di ogni amministrazione, ma dietro l’alibi di questa marginalità non può esserci il lasciapassare quotidiano a un’economia e una società marginale in ben altro senso, ai limiti o con mani e piedi nell’illegalità. Mi spiace, capisco tutto, ma l’economia confusionaria di Chiaia Posillipo non può fare da motore di riserva alla mancanza di una pianificazione sostenibile per tutti dello sviluppo della città, della sua economia e della sua socialità.
Se il sindaco è disponibile, possiamo continuare anche con qualche proposta concreta questo dialogo, sotto NAlbero e dentro NAlbero. Scelga lui. Anche il silenzio è una risposta. Ma in questo caso forse sarebbe opportuno uno sciopero dalla socialità dei residenti di Chiaja Posillipo. Per un mese intero non escano mai più di sera, non versino più un euro, con relativa soprattassa, all’economia “notturna”, in ogni senso, del loro quartiere.

(Eugenio Mazzarella, Corriere del Mezzogiorno del 23 novembre 2016)

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