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REPLICA A DE MAGISTRIS
L'avvocato amministrativista Manfredi Nappi, Assessore della I Municipalità e Socio di Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli

REPLICA A DE MAGISTRIS

Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli pubblica la lettera dell’Avv. Manfredi Nappi, affermato avvocato amministrativista e Assessore alla I Municipalità di Napoli, in risposta alla versione del sindaco De Magistris sui debiti e sulla decisione della Corte dei Conti

Il sindaco di Napoli ha contestato la decisione con cui la Corte dei Conti ha accertato l’omesso riconoscimento di debiti ed aperto la strada alle previste sanzioni tra cui il taglio dei trasferimenti per una somma pari a quella dello sforamento del cosiddetto “saldo” (differenza tra entrate ed uscite finali) per il 2016.

Nel farlo, l’abile comunicatore De Magistris ha diffuso una rappresentazione della realtà alterata quasi quanto i numeri dei bilanci comunali, sostenendo che viene irrogata una sanzione ingiusta per debiti antichi, addirittura risalenti 1981 nel caso del Consorzio “C.R. 8”, che nulla avrebbero a vedere con la sua amministrazione e che quindi non le sarebbero opponibili. Conclude con l’annuncio di una massiccia movimentazione popolare verso Roma.

Da cittadino informato, prima che da assessore della Municipalità in cui risiedo, mi preme chiarire ai lettori come stanno effettivamente le cose.

1) La sanzione prevista dalla legge non scatta per l’esistenza dei debiti (anziani o meno), ma per l’artificio contabile con cui l’amministrazione comunale di Napoli ne ha omesso il riconoscimento in bilancio, per tal via aumentando illegittimamente la propria capacità di spesa. Inutile precisare che a pagare saranno i napoletani con l’ulteriore riduzione dei servizi comunali già insufficienti;

2) La Corte dei Conti ha accertato l’omesso riconoscimento di debiti per 265 milioni di cui “solo” 80 sono riconducibili al contenzioso con il consorzio C.R. 8. Degli altri 165 cosa ci dice il Sindaco?;

3) Il debito nei confronti del Consorzio “C.R. 8” non nasce nel 1981: in realtà il contenzioso inizia nel 2004 quando il Consorzio avvia un procedimento arbitrale dopo avere realizzato centinaia di appartamenti, scuole, strade e fognature, trasferite al Comune  insieme alle risorse finanziarie del Commissariato di Governo (esso si, istituito nel 1981, con la legge n.219) come da decreto ministeriale del 4 novembre 1994. L’anno successivo (2005), diviene esecutiva la decisione con cui il Collegio arbitrale accerta la responsabilità del Comune per il ritardo nei collaudi e nell’erogazione delle risorse finanziarie e quindi i danni subiti dal Consorzio. Dopo un ping pong  tra Corte di Appello (che accogliendo il ricorso del Comune annullava la decisione per un vizio procedurale) e la Corte di Cassazione (che invece, in adesione alla tesi del Consorzio, annullava la decisione di Appello) nel 2014, cioè quando De Magistris era già Sindaco da circa tre anni, il Comune di Napoli ha dato nuovamente impulso al giudizio presso la Corte d’Appello di Napoli che si è concluso con la sentenza del gennaio 2016 in senso favorevole al Consorzio. Di qui il successivo pignoramento oramai noto a tutti.

4) Appare infantile la tesi secondo cui i debiti antichi non andrebbero onorati perché non riferibili all’attuale gestione. Assecondando questo ragionamento, a qualunque imprenditore basterebbe cambiare l’amministratore della propria società per ignorare i creditori.

5) Si evince dalle deliberazioni della Giunta Comunale e dalla relazione del Collegio dei Revisori dei Conti ad esse riferita, che il Comune di Napoli ha già avviato un’azione di giurisdizionale per rivalersi nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri ritenendo lo Stato responsabile del debito nei confronti del Consorzio. Quindi sotto il profilo sostanziale e processuale il Comune ha immediatamente riconosciuto un debito nei confronti del Consorzio (presupposto per l’azione nei confronti dello Stato), sotto il profilo contabile ne ha omesso il riconoscimento alterando per la relativa parte il saldo del 2016.

6) Nel minacciare la “movimentazione popolare più grande del dopoguerra”  per rimuovere gli effetti della sentenza del 2016 e per rendere inutile l’azione giurisdizionale promossa nei confronti del Governo, il Sindaco preferisce utilizzare il consenso popolare e non gli strumenti previsti dall’ordinamento giuridico. In questi termini, oltre a registrare il superamento dello stato di diritto da parte del  sindaco della terza città d’Italia (dato preoccupante), varrebbe la pena chiedere al primo cittadino cosa succederebbe se le migliaia di creditori del Comune di Napoli si comportassero allo stesso modo nei suoi confronti.

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