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UNA CITTA’ DISTRUTTA

UNA CITTA’ DISTRUTTA

Una città distrutta. Da oltre 8 anni e mezzo, la nostra città è nelle mani di un’amministrazione che ha progressivamente distrutto la sua vivibilità, mandando tutto a carte quarantotto, dai conti ai trasporti, dal verde ai rifiuti, comprese le partecipate. Finanche il gioiello pià prezioso della nostra città, l’ARIN, è stato saccheggiato modificandolo in ABC, acqua bene comune. Manca solo una preposizione articolata: DEL. ABC acqua bene DEL Comune.
Ma noi, come dice Mariarco Sigillo, socio storico di Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli, noi non abbiamo nessun diritto di lamentarci. Non dobbiamo neanche pensarlo. Ci lamentiamo da quasi 9 anni perché non funziona più nulla, dalla cosa più semplice a quella più complessa. Piani traffico e mobilità dati in mano a incompetenti, a chi ne capisce meno di un plastico dei trenini (vedi Augusto Cracco, che si autodefinisce “esperto di finanza, trasporti e calcio”, messo alla guida del CTP puntualmente finito nel baratro), cultura consegnata nelle grinfie di pasionarie (vedi Eleonora De Majo, ripresa più volte durante manifestazioni di protesta violente e messa all’assessorato competente) che non sanno distinguere un poster di Che Guevara da un dipinto di Caravaggio, l’ASIA nelle mani di una cake designer che probabilmente ha difficoltà a distinguere un contenitore per la differenziata da una guantiera di struffoli (Maria De Marco), ed ora la Mostra d’Oltremare nelle mani di un barista (Remo Minopoli), speriamo che sappia almeno fare un cocktail. Tutto ciò che orbita tra le aziende controllate dal Comune di Napoli va nelle mani di persone del tutto inadeguate per gestirle. Non ci sarebbe da meravigliarsi se prossimamente fosse nominato Amministratore Delegato di ABC un acquafrescaio della Pignasecca, oppure che il decoro urbano fosse gestito da un venditore di detersivi.
Inutile lamentarsi ed indignarsi per il malfunzionamento di tutto. Siamo ciò che ci meritiamo riponendo fiducia in chi ha deciso per conto nostro. Ricordiamo che De Magistris nel 2016 fu riconfermato con meno del 25% degli aventi diritto al voto e con un calo di ben 90.000 preferenze rispetto al mandato precedente. Era un segnale che qualcosa doveva pur significare.
Ci restano meno di 18 mesi per decidere come rimpiazzare De Magistris e come fare piazza pulita anche dei cicisbei di cui si è circondato. E sarà compito nostro trovare un’alternativa credibile nelle cui mani affidare l’impresa disperata di ripartire da zero per rimuovere le macerie di Napoli e tentare di ricostruirla. Certamente non potrà succedergli una trentenne che usa termini come “vecchi scorreggioni” riferendosi alle persone che hanno avuto l’impudenza di criticare apertamente l’amministrazione. Le uniche persone che l’hanno fatto seriamente, mettendoci la faccia e a volte pagando di persona.
La città da oltre 3 mesi è nuovamente sommersa dai rifiuti in ogni quartiere, come e peggio degli anni bui, quando il disastro era sì enorme, ma era ciclico e non permanente come adesso. Da anni si invecchia alle fermate degli autobus aspettando Godot. Il verde è stato completamente distrutto in tutta la città non tanto per i “cambiamenti climatici”, come dice De Magistris, ma soprattutto per la totale assenza di manutenzione. I cantieri si aprono per non chiudersi mai più: vedi Via Marina o Piazza Mercato, devastate irreparabilmente da un’incoscienza che non ha precedenti nella storia.
Ci limitiamo, per concludere, a farvi gli auguri per un 2020 migliore (ma sarà molto difficile in presenza di questo sindaco e dei suoi comprimari) riportandovi qui sotto l’ormai celeberrimo “albero delle palle” creato dal geniale Raffaele Ambrosino, la sintesi del sindaco più marinaio degli ultimi due millenni: decine, centinaia di promesse a vuoto. Il nulla cosmico.

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